L'Etiopia è stata raggiunta da missionari e commercianti italiani solo sporadicamente fin dai tempi medievali. Con l'inizio del colonialismo ottocentesco alcuni Italiani iniziarono ad esplorare l'altopiano etiopico.
Non vi fu mai emigrazione dall'Italia verso l'Abissinia anche nel maggior periodo della diaspora italiana nel mondo, tra il 1850 ed il 1915, eccettuato nel quinquennio coloniale 1936-1941.
Nella seconda metà dell'Ottocento l'espansione della colonia eritrea italiana verso l'interno portò il Regno d'Italia ad un conflitto con l'Impero etiope, governato dal negus Menelik II. Con la battaglia di Adua del 1896, quando l'esercito etiope sconfisse la potenza coloniale italiana, l'Etiopia riuscì a rimanere indipendente.
Successivamente l'Italia e l'Etiopia firmarono il trattato di Uccialli che sancì le relazioni fra i due paesi fino all'inizio della nuova espansione coloniale italiana verso l'Etiopia, durante il Fascismo.
Il 3 ottobre 1935 l'Italia attaccò l'Impero etiope. Nella campagna venne usato anche il gas iprite, in risposta all'uso dei proiettili Dum-dum da parte degli etiopi, parimenti proibiti dalle convenzioni internazionali. Gli Italiani sconfissero dopo sanguinose battaglie la resistenza degli Etiopi ed occuparono la capitale Addis Abeba il 5 maggio 1936.
Per curiosità sappiate che per finanziare quella guerra stiamo ancora pagando - oggi - 0,001 € per ogni litro di rifornimento di carburante. Personalmente, con 1000 litri all'anno di diesel, finanzio la guerra di Abissinia del 1935 con ben 1 euro ogni anno !!! Un'inezia, penserete.... ma provate un po' a moltiplicare per quanti litri di carburante ogni anno si consumano in Italia ? Fa la bellezza di 18 milioni di euro !!!
L'Abissinia (l'odierna Etiopia) fu conquistata dalle truppe italiane, comandate dal Maresciallo d'Italia Pietro Badoglio dopo la guerra del 1935-1936. La vittoria fu annunciata il 9 maggio 1936 ed il Re d'Italia Vittorio Emanuele III assunse il titolo di Imperatore d'Etiopia, Mussolini quello di Fondatore dell'Impero, mentre a Badoglio fu concesso il titolo di Duca di Addis Abeba e primo vicerè.
Quale membro della Lega delle Nazioni, l'Italia ricevette la condanna internazionale per l'occupazione dell'Etiopia, che era uno stato membro. Mussolini rispose alla condanna dicendo che l'Italia aveva "vendicato Adua" ed eliminato lo schiavismo in Abissinia.
L'Etiopia venne annessa successivamente all'Impero coloniale italiano nell'Africa Orientale Italiana (A.O.I.), che resistette fino al 1941.
In questo lustro molti coloni italiani si trasferirono negli altopiani abissini, creando numerose infrastrutture e sviluppando l'Etiopia.
La comunità italiana in Etiopia era molto piccola prima della conquista italiana dell'Abissinia: nel 1935 solamente 200 Italiani vivevano nel regno del Negus, quasi tutti ad Addis Abeba.
Ma in appena cinque anni il loro numero crebbe a circa 40.000 nel 1940. Gli Italo-etiopici erano concentrati nell'area metropolitana della capitale e spesso erano militari ed amministratori appena venuti dall'Italia, in alcuni casi con le loro famiglie. A questi coloni si aggregarono i circa 200.000 lavoratori temporanei dediti alla costruzione delle infrastrutture, che mancavano quasi completamente in Etiopia.
Questi 40.000 coloni dovevano essere seguiti - secondo i progetti di Mussolini - da altri due milioni nei successivi dieci anni. In questa forma il Fascismo voleva risolvere il problema demografico ed emigratorio che aveva afflitto anteriormente il Regno d'Italia: oltre 2.000.000 di Italiani si sarebbero aggiunti ai 12.000.000 di Etiopi negli anni cinquanta, colonizzando e sviluppando gli altopiani abissini.
Nell'ottobre 1939 gli Italo-etiopici erano ufficialmente 35.441, dei quali 30.232 maschi (85,3%) e 5209 femmine (14,7%), quasi tutti residenti in zone urbane.
Solamente 3.200 agricoltori italiani si trasferirono in aree agricole, principalmente per via della guerriglia etiope.
Gli Italiani in Etiopia crearono in cinque anni molte infrastrutture, che pesarono sull'economia italiana ma che ridussero anche la disoccupazione nella penisola.
Infatti furono costruiti 18.794 km di nuove strade asfaltate, come la Strada Imperiale tra Addis Abeba e Mogadiscio. Furono ricostruiti od iniziati anche 900 km di ferrovie, numerose dighe e centrali idroelettriche, creati ospedali ed uffici amministrativi.
La città di Addis Abeba nei progetti del Fascismo doveva diventare il fiore all'occhiello dell'Impero e fu dotata di fognature e servizi anteriormente inesistenti. Fu stabilito inoltre un "Piano Urbanistico" di completo riassetto della città, che tuttavia non fu iniziato per via dell'inizio delle ostilità coll'Impero britannico.
Gli Italiani d'Etiopia stimolarono molto l'economia abissina e diedero vita ad una serie di Compagnie (in forma di Società Anonime, quindi con afflusso anche di capitale estero), a ciascuna delle quali venne assegnato un campo di ricerca e di attività.
Gli Italiani d'Etiopia stimolarono molto l'economia abissina e diedero vita ad una serie di Compagnie (in forma di Società Anonime, quindi con afflusso anche di capitale estero), a ciascuna delle quali venne assegnato un campo di ricerca e di attività.
Le più grandi furono: le Compagnie per il cotone d'Etiopia; per le fibre tessili vegetali; quella italiana Semi e Frutti oleosi; Compagnia etiopica del latte e derivati; etiopica per la lavorazione delle carni; Cementerie d'Etiopia; Compagnia italiana studi e allevamenti zootecnici; Tannini d'Etiopia per l'industria dei laterizi in Etiopia; Compagnie per le pelli gregge d'Etiopia; per le essenze legnose; Compagnia etiopica mineraria; quella nazionale imprese elettriche d'Etiopia; l'ufficio consorziale per forniture e impianti telegrafonici in AOI; la Compagnia per la flora etiopica; Compagnia etiopica degli esplosivi; Industria per la birra dell'AOI; Industria di vastissime proporzioni per i trasporti automobilistici coordinati da un'apposita agenzia (Citao).
Nel quadro dell'attività di ogni singola compagnia si svilupparono numerose aziende particolari, filiali, officine ed indotto vario. In sostanza, lo sviluppo dell'Impero alleggerí il Meridione d'Italia, funzione questa già positivamente assolta in parte con la Libia.
Curiosità: sulla ferrovia eritrea Massaua - Asmara costruita dagli italiani ancora oggi circola una vecchia littorina della Fiat guarda il filmato
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Tutto questo sviluppo fu interrotto dalla seconda guerra mondiale.
Nei primi mesi del 1941 le truppe inglesi sconfissero gli Italiani ed occuparono l'Etiopia, anche se alcuni focolai di resistenza italiana si mantennero attivi a Gondar fino all'autunno del 1941. Inoltre si ebbe anche una guerriglia italiana durata fino al 1943. L'Etiopia fu conquistata dagli inglesi e l'imperatore (Negus) Haile Selassie fu rimesso al potere.
Gli Italo-etiopici sotto l'occupazione britannica durante la seconda guerra mondiale dovettero subire molte vessazioni, specialmente da parte degli Etiopi.
Molti finirono in campi di concentramento (ad esempio l'ex presidente della Camera Luciano Violante è nato in un campo di concentramento in Etiopia), mentre alcuni fecero parte della guerriglia italiana fino al 1943, come la dottoressa Rosa Dainelli. Questa Italiana - radicata ad Addis Abeba - fu responsabile di un attentato nell'agosto 1942 contro un deposito di munizioni inglesi (successivamente fu nominata ad una medaglia al valor militare per questa azione). La Dainelli appartenne al Fronte di Resistenza contro gli Inglesi.
Dopo la fine della guerra gli Italiani rimasti furono usati dal governo etiope nell'amministrazione dello Stato ed alcuni si integrarono con successo nella nascente borghesia etiope.
Il Negus apprezzò il lavoro della comunità italiana e la protesse fino a quando non fu defenestrato da un colpo di Stato nel 1974. I circa 5.000 italo-etiopici rimasti in quell'anno furono costretti ad abbandonare in massa l'Etiopia e le loro proprietà furono nazionalizzate dal regime comunista di Menghistu.
Attualmente la loro principale organizzazione è l'Associazione Italiana Profughi dall'Etiopia ed Eritrea (A.I.P.E.E.).
Si stima che nel 1997 - ad Addis Abeba - solo 80 pensionati italiani rimanevano in vita della originale colonia italiana dell'Etiopia fascista.




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